mercoledì 31 marzo 2010

Dal presidio No Tav di Sant'Antonino


Presidio “La Trippa” Sant'Antonino 30/03/2010

Domenica giorno delle votazioni, al presidio di Sant'Antonino abbiamo costruito aiuole e piantato primule, violette ed erbe aromatiche. Come sempre molta la partecipazione. Ognuno con i suoi piantini preferiti e i suoi attrezzi. Insieme poi si è deciso di creare un bel “presidio fiorito” e, a lavoro finito, il colpo d’occhio era notevole. Tanti fiori diversi ma un unico bel giardino.
Le votazioni poco hanno a che vedere con questi gesti di vita reale, ma in fin dei conti si può trovare un collegamento.
Si sa, il movimento No Tav è trasversale. Ognuno con la sua testa e le sue idee ma la contrarietà all’opera  è il collante che ci unisce e ci fa cresce insieme.
Chi non cresce invece sono i partiti, quelli dei gazebo e delle passeggiate al mercato sotto elezioni. Dopo, incassati i voti, ci si siede alla tavola imbandita e chi si è visto si è visto. Fino alla prossima scadenza elettorale.
Ma l’insofferenza cresce, specie in una Valle come la nostra, e tra astensionismo, schede bianche e nulle, si arriva ad un 40% di non voto.
Cota, che a livello percentuale sembra essere vincitore anche in Valle, in realtà viaggia poco sopra il 15% sul totale degli elettori. Il restante (85%) o non ha votato o votato qualcosa che comunque agli occhi dell’elettore era all’opposto (Bresso o Bono). Giusto per puntualizzare che i partiti di destra in Valle erano  e rimangono una piccola minoranza. E che rispetto alle politiche e regionali indietreggiano di parecchio nei voti assoluti. Il PDL è sotto il 10% (sempre contando tutti gli elettori) mentre l’unico partito che tiene é la Lega che rimane però anch’esso sotto il 10%
Peggio vanno la Bresso e i partiti che l’hanno appoggiata. Secondi con qualche punto percentuale in meno di differenza.
Poi la sorpresa  Davide Bono e la sua Lista 5 stelle. Una campagna elettorale a costi ridottissimi, nessun passaggio televisivo, pochissimi manifesti,  i giornali che non lo considerano e al zarina che lo snobba.
Il risultato di tutto ciò è che Bono si porta a casa un 25% di media in tutta la Valle con punte vicino al 30%. A livello partitico è il primo in quasi tutti i centri della Valle. A livello regionale un tondo 4%. Bono, che nel suo programma, ha un no tav chiaro e tondo.
La Bresso e il suo entourage dopo aver appreso i risultati non é riuscita a far altro che accusare Bono e i suoi elettori di aver dato il Piemonte alla Lega. Naturalmente sempre con quell’aria di superiorità e saccenza così poco comprensibile ai quei ceti popolari che dice di voler rappresentare.
Dal suo scranno non ha fatto altro che tirare schiaffi alla Valle di Susa e alla sua popolazione rea di resistere alla grande opera tav…e invece dovrebbe sapere che chi semina vento non può che raccogliere tempesta.
Aspettiamo invece il nuovo governatore al varco: tutela delle Alpi e territorialità decisionale sono il suo programma. I fatti sappiamo che saranno esattamente all’opposto. Avanti tutta sul tav e truppe mandate dal suo compare di partito Maroni  stabilitosi in quello che loro chiamano “Roma Ladrona”. Ma anche lui è destinato a schiantarsi contro il muro. E’ successo a Ghigo, è capitato alla Bresso, adesso è il turno di Cota.
Intanto i fiori del presidio sbocciano e crescono …e son sempre di più. 

Comitato No Tav Spinta dal bass – spazio sociale libertario Takuma 

martedì 30 marzo 2010

PD: Analisi di una sconfitta


Visto che un sacco di gente accusa i No Tav di aver favorito l'ascesa di Cota alla poltrona della regione per il fatto di essersi rifiutati di votare PD, trovo molto interessante l'analisi di Mario Adinolfi sulla sconfitta del PD e dunque anche di madama Bresso, che sulla pagine di La Stampa piagnucola per la disfatta piemontese. Penso che prima di cercare la pagliuzza nell'occhio altrui, converrebbe togliersi la trave o le travi dai propri ...poichè fuori c'è tutto un mondo!
Credo che la sconfitta vada ricercata nei modi in cui il centro sinistra, ma in particolar modo il PD, si presenta alla gente, nelle parole che pronuncia, nei modi arroganti e permalosi con cui argomenta e soprattutto nello scollamento dalla base che si accentua sempre di più. E' pur vero che alcune frange del centro sinistra sono vicini alla gente e coerenti con le proprie convinzioni, ma è una parte troppo piccola per sostenere l'inconsistenza di tutta una coalizione.
Credo che l'analisi di Adinolfi sia centrale ed assolutamente condivisibile, poichè semplicemente e candidamente onesta.

Mario "m3" Solara


Di Mario Adinolfi
Sono un militante del Partito democratico, ne sono stato fondatore e dirigente nazionale, per disciplina di partito ho votato secondo le indicazioni anche se non ho mai fatto mistero di non condividere la candidatura espressa nel territorio dove vivo (espressa, poi, è una forzatura: il Pd è andato a rimorchio di un'autocandidatura per assenza di coraggio e assenza di alternative). Oggi vivo il dolore di una sconfitta pesante. E non serve leggere Repubblica o ascoltare qualche colonnello o soldatino di partito che prova a addolcire la pillola. La pillola è amara e non cura dal disagio provocato dalla domanda: come mai risulta impossibile a questo centrosinistra battere la peggiore destra populista d'Europa guidata da un tycoon imbarazzante che fa il baciamano a Gheddafi, onora Putin e dà dell'abbronzato a Barack Obama? Proviamo a rispondere.

1. Non battiamo la destra perché la classe dirigente del principale partito del centrosinistra, il Partito democratico, è composta sempre dalle stesse facce per niente credibili, facce di chi ha vissuto solo di politica e non ha mai lavorato un giorno in vita sua, facce di persone che non hanno più uno straccio di un'idea, facce di persone che hanno un solo interesse: salvaguardare il proprio potere (e alla voce "rinnovamento" piazzano i propri giovani servitori, vedi la strepitosa "segreteria dei segretari") e i benefici economici che ne derivano. Questo problema di credibilità, staticità, incapacità di reale rinnovamento rende ovviamente questi potenti anche molto arroganti e mistificatori. In queste ore in cui dovrebbero solo presentare le dimissioni e chiedere scusa per aver portato un grande progetto come quello del Pd a schiantarsi sul muro dell'indifferenza degli italiani, hanno il coraggio di provare a raccontare che in realtà hanno vinto. Roba da Tso.

2. Non battiamo la destra perché non capiamo più il paese. Non sappiamo cogliere le energie nuove e migliori che emergono in particolare dalla rete e dalle nuove generazioni (il successo di Grillo viene addirittura imputato come colpa, come se candidarsi possa essere considerato un reato in democrazia). Ai piani alti di via Sant'Andrea delle Fratte guardano tutto questo dall'alto in basso, il Movimento Cinque Stelle veniva definito una "cialtronata", così come la candidatura di Grillo alle scorse primarie, quando da queste parti si provò a spiegare che conveniva "costituzionalizzare" il grillismo accogliendolo all'interno del Pd anche con tutto il suo carico dirompente. Figurarsi però se i chierici potevano accettare chi alza la voce in chiesa. Però quei chierici tradivano il progetto originario del Pd: che voleva essere un incrocio di culture innovative e progressite. Non il luogo di salvaguardia di nostalgie regressiste novecentesche.
3. Non battiamo la destra perché abbiamo deciso di mortificare i cattolici, di farli sentire estranei al progetto del centrosinistra. Si gioisce quando va via Paola Binetti, si gioisce quando va via Francesco Rutelli, si gioisce quando va via Dorina Bianchi, si gioisce quando va via Enzo Carra, si gioisce quando va via Renzo Lusetti. Di più, non solo si gioisce: si afferma che queste personalità non sono significative, che il "vero mondo cattolico" (traduzione: quello che non rompe le scatole con i temi propri della sua identità) in realtà resta fedele al Pd. Il risultato è ovvio. A Roma in due anni il Pd ha perso il dodici per cento, un terzo dei suoi consensi. Più o meno il valore della Margherita, il partito che insieme ai Ds diede vita al Pd. Che ora potrebbe tranquillamente tornare a chiamarsi Pds.

4. Non battiamo la destra perché proviamo ad ostacolare ogni elemento "spurio" rispetto alla logica delle cricche che domina il Partito democratico. Il caso più clamoroso è quello di Nichi Vendola, ostacolato al limite dell'odio da parte dei ras delle tessere pugliesi. Massimo D'Alema è il simbolo vivente di un leader del passato che non riesce a capire cosa stia cambiando nel paese e come possa essere vivificata l'esperienza del centrosinistra da elementi non irreggimentabili nella triste ortodossia della disciplina post-comunista. Vendola però vince lo stesso e accende una fiammella di speranza su un futuro che potrebbe vedere il centrosinistra prima o poi tornare alla vittoria anche a livello nazionale.

5. Non battiamo la destra perché non siamo stati capaci di fare del Pd il terreno della buona politica reinventata secondo il tempo nuovo che è avanzato in fretta come non mai. Ora dobbiamo portare un'istanza di rinnovamento fortissima al quartier generale del Partito democratico. Dobbiamo provocare una rivoluzione interna, mettere in crisi un sistema di potere che cercherà semplicemente di sfangare questi tre-quattro giorni di polemiche (magari aggiustando qualche organigramma, così i colonnelli che minacciano scissioni se ne stanno buoni e le minacciano proprio per questo) per poi avere tre anni di inciucio con Berlusconi che ci consegneranno al dramma del 2013.

…E io nel 2013 non voglio ritrovarmi in un'Italia presidenzialista (per via di "rifome condivise"), non bipolarista, con un centrosinistra culturalmente succube e frantumato, attendendo l'ennesima vittoria di Sllvio Berlusconi e della Lega. E' il peggiore dei miei incubi. Ma sarà realtà se lasceremo il Pd in mano a questi dirigenti incapaci che l'hanno portato alla disfatta.

venerdì 26 marzo 2010

Arroganza “istituzionale” in Val di Susa

di Maurizio Pallante

http://www.youtube.com/watch?v=4–d5tjIzrU

Questo filmato è un trattato di filosofia della storia. Da una parte il Potere. Protervo, arrogante, insensibile, cinico, rappresentato da una donna in carriera, una donna di successo che ha realizzato l’ideale femminista della parità con gli uomini come il modello di riferimento da imitare. Dall’altra due donne del popolo, anzi tre: una ragazza di una bellezza, di una semplicità e di una fermezza commoventi, una donna anziana disperata da una sofferenza che non riesce ad allontanare da sé, la foto di una donna di mezza età col viso maciullato dai colpi inferti con un bastone. La ragazza si rivolge alla donna di potere esibendo davanti a lei la foto della donna col viso maciullato dai colpi. Le mani non le tremano nemmeno per un attimo. Parla anche per lei, con la forza di chi si sente nel diritto di chiedere spiegazioni, perché quella è stata la risposta del Potere a chi si oppone alla sua decisione di realizzare la linea ferroviaria ad alta velocità in valle di Susa. Domanda alla donna di potere come mai abbia espresso la sua solidarietà agli armati che avevano infierito senza pietà contro un’inerme. È Gandhi che sta parlando attraverso di lei al viceré inglese. Perché ci volete rovinare il mondo in cui viviamo, il mondo in cui vivranno i miei nipoti?, si dispera la donna anziana. Io non rispondo, dice il viceré inglese, dei comportamenti dei singoli militari. Ma gli ha dato la sua solidarietà e il suo appoggio. Tra gli inermi che protestavano contro la decisione del Potere di distruggere il loro mondo e gli armati che li picchiavano per consentire al Potere di attuare la sua decisione, lei ha detto di essere dalla parte degli armati. Non uno sguardo di compassione per quel povero volto insanguinato che le viene mostrato davanti agli occhi. Solo alterigia. La linea ferroviaria attuale, dice la ragazza, è utilizzata al 30 per cento. Il traffico merci sta diminuendo. Per realizzare quest’opera inutile è previsto un costo al chilometro quadruplo rispetto al costo sostenuto in altri paesi. Il viceré inglese non risponde a nessuna domanda. La donna di potere non può abbassarsi al confronto con una persona che non ne ha. Cos’è il diritto, cos’è la logica senza la forza? Si limita a dire sprezzantemente che questa linea ferroviaria ce la chiede l’Europa. Quindi è indiscutibile. Una maniera ipocrita che le evita di entrare nel merito delle risposte e di scaricare su un’entità impersonale le sue responsabilità. Ma lei è la rappresentante locale di quel potere indiscutibile. Lei è il viceré inglese che lo rappresenta in quel territorio. Dalla folla dove si è confusa torna in primo piano la donna anziana: Muoio disperata, dice, dopo aver lavorato tutta la vita, pensando al luogo devastato in cui dovranno vivere i miei nipoti. In quel momento il Potere getta la maschera e svela il suo ghigno feroce. Che muoia, risponde col volto e con la voce in cui si incarna in quel tempo e in quel luogo. Che mangino brioches, aveva risposto durante la rivoluzione francese col volto e con la voce di Maria Antonietta, quando le avevano detto che il popolo protestava perché non aveva pane. E il volto di quella ragazza e la fermezza del suo argomentare, il volto di quella anziana e la sua disperazione, il volto insanguinato di quella donna e la sua sofferenza si con-fondono col volto di tutte le persone che nel corso della storia hanno avuto il coraggio di ribellarsi alle ingiustizie e alle prevaricazioni. Oltre a essere ripugnanti moralmente, il disprezzo del popolo, il disprezzo degli umili, il disprezzo dei deboli, il cinismo nei confronti della sofferenza, a volte si pagano anche cari.

Il Movimento per la decrescita felice si è sempre tenuto fuori dalle dinamiche elettorali, ma credo di interpretare le idee e i sentimenti di tutti noi invitando chi crede nei nostri ideali a non votare nessun partito favorevole alla realizzazione della linea ad Alta Velocità in Val di Susa e di tutte le grandi opere che devastano altri luoghi del nostro paese in nome del profitto, e a non votare nessun partito che faccia parte di una coalizione elettorale guidata da un candidato presidente che sia favorevole ad esse. Alla finzione delle differenze tra destra e sinistra ormai abboccano soltanto i gonzi. Maria Antonietta era l’espressione della destra reazionaria. La candidata presidente della Regione Piemonte proviene da un partito sedicente di sinistra. A distanza di secoli la risposta del Potere è la stessa.




La trivella di Sant'Antonino lavora al sottopasso o fa il sondaggio S84?

 
Stamattina alcuni di noi sono partiti alla volta di Sant'Antonino per verificare la trivella GEO.MONT piazzata in prossimità del sondaggio S84. Pare stia effettuando lavori per il sottopasso ferroviario atto a sostituire il passaggio a livello, ma...

...ma la ditta è la GEO.MONT (fautrice già dei sondaggi di Chiusa e di Coldimosso), il cantiere è dell'ITALCOGE, Il sindaco è Ferrentino e non ultimo l'S84 è proprio li vicino...
...tutte coincidenze? ...ci fidiamo dell'ufficio tecnico del Comune di Ferrentino? ...ci fidiamo di Ferrentino? ...ci fidiamo di RFI? ...sarà, ma non ci credo. E' meglio non crederci ...e se poi cambiano la testa della trivella e parte un sondaggino al volo? ...Dovremo d'ora in poi monitorare costantemente le operazioni della trivella, tenendo i nervi saldi e la temperatura bassa. Dobbiamo farlo per non farci prendere in giro e non farci prendere alla sprovvista.

Credo che la situazione lo imponga. Magari hanno capito che le trivelle scortate in Valsusa danno troppo nell'occhio e allora via con i sottopassi, micropali, e chi più ne ha, più ne metta.
Vigliliamo attentamente sul territorio, non molliamo la presa e stiamo con il fiato sul collo ai trapanatori assatanati. 

Fermarlo è possibile! e tocca a noi! ...adesso!!!

JOE HIGGINS spiega le ragioni NO TAV al parlamento Europeo


Come anticipato nella sua visita in Valle di Susa, Joe Higgins è intervenuto al parlamento europeo per spiegare le ragioni del no alla Tav eper chiedere il ritiro dell'intero progetto.

giovedì 25 marzo 2010

La tristezza del tav...

di Nicoletta Dosio

Ieri ho percorso l'autostradaTorino-Bologna ed ho visto concretamente che cosa significhi un corridoio di infrastrutture e transiti (lo stesso si può vedere nel tratto autostradale Torino Milano): l'autostrada è in via di ampliamento, con nuove corsie; parallelamente si snoda la linea TAV Milano-Bologna. Tra le due infrastrutture esiste una fascia di poche centinaia di metri dove sono rimaste intrappolate decine di cascine e terreni un tempo coltivati, ora desertificati. Poco oltre, altre cascine e abitazioni che inalberano cartelli su cui si intravede un VENDESI ormai invecchiato e senza acquirenti. Sopra, i tralicci dell'alta tensione e, intorno, svincoli e stradoni che si perdono nel nulla: il risultato devastante delle "compensazioni". In due ore e mezza ho visto transitare un solo convoglio: una Freccia Rossa di pochi vagoni ed evidentemente di nessuna reale utilità.
Avrei voluto fare il viaggio in treno, ma non è stato possibile, perchè, dato il taglio dei treni locali e interregionali, pur obbligata ad utilizzare la Freccia Rossa Torino-Milano, dovendo viaggiare complessivamente sei ore con tre cambi treno ,sarei arrivata in ritardo nel Reggiano, dove ero attesa. Erano quelli i luoghi delle mie vacanze estive, che ricordo come distese dorate per il grano maturo,con viali di tigli che profumavano le sere di giugno di tanti anni fa; ora sono diventati labirinti di asfalto e cemento, dove, tra capannoni, superstrade e centri commerciali, a tratti emergono i ruderi delle antiche cascine, ormai in abbandono. Quale desolazione dove c'erano vita, socialità e bellezza...

Caro Cota... Allora non hai capito proprio niente!!!

da LA STAMPA
http://www3.lastampa.it/torino/sezioni/politica/articolo/lstp/166612/


Tav, Cota in Val di Susa: "Ricostruire un dialogo anche con chi è contro"
Torino - Ricostruire il dialogo anche con le popolazioni della Val di Susa che sono contrarie alla realizzazione della Torino-Lione. È il proposito espresso dal candidato alla presidenza del Piemonte di Lega e Pdl, Roberto Cota, che questa mattina ha incontrato un gruppo di esponenti No Tav. «Bisogna ricostruire un dialogo anche con chi è contrario all’opera -ha detto- Non va bene venire qui e prendere queste persone a male parole perchè si tratta di persone arrabbiate, che si sentono strumentalizzate da chi cinque anni fa è venuta qui dicendogli di essere contraria alla Tav e oggi torna dicendo che è a favore dell’opera». «Io sono favorevole alla realizzazione della Tav -prosegue- e per questo sono qui per spiegare quali opportunità l’opera può offrire al territorio. Da presidente di Regione voglio fare qualcosa di concreto per questa valle che esce da anni di deindustrializzazione selvaggia e di cementificazione. Voglio portare il lavoro».

Caro COTA, ma...allora non hai capito proprio niente? L'unica cosa che hai inteso è che qui ci sono persone arrebbiate, ma non perchè madama Bresso è venuta qui cinque anni fa a dire che era contraria, quello non è vero, qui è un bel po' che non la si vedeva e per altro, cinque anni fa era convinta della Tav come adesso. Qui la gente è furibonda perchè ci prendete per il culo ogni volta che trovate il coraggio di affacciare il vostro testone sulla valle. Per quello ci girano le balle!
E poi, per favore evita di prenderci per i fondelli!!! ...Portare il dialogo? ...Proprio tu? Guarda che conosciamo benissimo i vostri metodi: denigratori, arroganti, botte e manganelli. Chiedi a Marinella cosa ne pensa! Vuoi fare qualcosa di concreto per questa valle che esce da anni di deindustrializzazione e di cementificazione selvaggia? ...Dici davvero? .
..Allora concretamente torna da dove sei venuto, poichè non è con le vostre grandi opere, che tanto ti piacciono, che si combatte la cementificazione selvaggia e la deindustrializzazione.

...Concretamente non tornare, non sei gradito!

Video: Carlotto, svelare la connessione tra Mafia e Grandi Opere

CARLOTTO from libreidee on Vimeo.

Dal Presidio No Tav di Sant'Antonino "LA TRIPPA"

Presidio No Tav “La trippa” S.Antonino di Susa 24/03/2010
Era il 22 febbraio scorso, il prefetto Padoin, dichiarò: “Nessuna sospensione dei sondaggi propedeutici alla Torino-Lione in campagna elettorale”.Il prefetto ci informava che fin dall’inizio era gia’ stata prevista la contemporaneità delle operazioni di sondaggio con le elezioni regionali e l’Ostensione della Sindone (in programma dal 10 aprile al 23 maggio, ) (Fonte Adnkronos). La politica applaude la determinazione del prefetto in modo come sempre bipartisan. E invece da due settimane né militi né trivelle si fanno vedere, dimostrando una volta di più la loro debolezza e l’estrema difficoltà a continuare questa campagna sondaggi farsa. Noi, invece, fermi non rimaniamo. Sabato 20 marzo a Torino siamo scesi in 5 mila dalla Valle, una manifestazione che ha invaso il centro della città, un corteo bello e colorato per ribadire no al tav, no alla mafia e no alla censura.
Lunedì invece la Bresso ha tentato il colpo mediatico: di nascosto, depistando (come d’altronde arrivano le trivelle), ha tentato di venire a far capolino in Valle. Ma qui niente sfugge e a nascondino vinciamo noi. Così, improvvisamente sono comparse le bandiere no tav ad Avigliana davanti la sala consigliare. Sala naturalmente blindata, ma quando è finto l’incontro tra la Bresso e 20 suoi amici (VENTI!) ha dovuto incontrare le parecchie decine di persone che l’attendevano fuori. Immediate le domande rivolte ed evasive e al limite dell’ignoranza (nel senso che ignora) le risposte della madama, il tutto condito da una buona dose di saccienza e presunta superiorità. Ma una energica nonnina sua ex elettrice le fa perdere la pazienza: “Sono pentita, io l’ho votata” le dice “Ho 80 anni e muoio, muoio con l’angoscia nel cuore perché mi distruggete la Valle. Io non lo faccio per me che devo morire, lo faccio per i miei nipoti che devono poter continuare a camminare nei prati e salire sugli alberi”. Ecco l’abisso tra la plastica facciata della Bresso e le faccia di una donna vera, che fieramente e ostinatamente vuole difendere la sua vita trascorsa e la vita futura. Due mondi anitetici. Uno vero e uno falso. Come i video messi in rete: uno vero e uno falso.Quello diffuso dal PD, solo con l’audio senza vedere la Bresso, seguito da proclami di minacce a chi diffondesse altri video “falsi” e quello diffuso da noi dove la Bresso si vede e si sente bene.Il tutto è scaricabile su www.spintadalbass.org www.notav.eu. E presto ne metteremo in rete ancora un altro.
Oggi invece è toccato a Cota. Lui ha avvertito. Sarebbe venuto al mercato di Condove. E subito all’entrata del paese un enorme striscione per accoglierlo. “Cota, la Valle non ti vota”. Poi in tarda mattinata eccolo arrivare con il codazzo di macchinoni blu. La gente al mercato subito gli si fa incontro, come per la Bresso, due mondi opposti si incontrano e si scontrano. Macchine blu, vestiti gessati, potere ostentato e dall’altra il popolo del mercato, quello vero come la signora che ha fatto perdere le staffe alla Bresso. Nessuno vuole stringerli la mano: solo domande sul Tav. Non sa che dire ed elude risposte con vuoti slogan. E i fischi arrivano immediati. Tanto che presto si rifugia all’interno del comune. Quando esce però la gente è ancora lì: chi lo contesta, chi lo fischia, chi lo incalza con domande. Dura poco la sua passeggiata, le auto blu (a cui sono stati attaccati un po’ di adesivi no tav) sono pronte a sgommare e toglierlo dall’imbarazzante situazione. Cota e Lega: quelli che dicono:“Padroni a casa nostra” e “Roma ladrona” e il sole delle Alpi come simbolo. Quelli che poi mandano le migliaia di guardie da Roma in una vallata alpina che cerca di difendersi, quelli che si spartiscono assieme a tutti gli altri le torte delle grandi opere, quelli che vogliono forare e distruggere le Alpi.
Vergogna!
Cota, la Valle non ti vota!

Comitato no tav Spinta dal bass – Spazio Sociale Libertario Takuma
www.spintadalbass.org

mercoledì 24 marzo 2010

Roberto Cota in giro per i comuni "Olimpici"

24/03/10 - Questa mattina, come annunciato, il candidato alla regione Roberto Cota si è presentato al municipio di Condove(prima tappa della sua giornata nelle valli olimpiche) ed ha fatto un velocissimo giro tra i banchidel marcato.
Ad accoglierlo suo malgrado c'erano soltanto i No Tav, più qualche politicante che evidentemente non aveva molto da fare... L'"olimpico" Cota ha voluto incontrare il sindaco "olimpico" di Condove (famoso per essere un comune "olimpico") non si sa bene per quale ragione di insulsa campagna elettorale... Con masochismo "olimpico" ha deciso di sottoporsi alle domande del popolo No Tav, sforzandosi non poco per sviare le risposte su Bresso e PD, evitando minuziosamente di infilarsi nella tematica del TAV (anzi...TAC, come ha voluto sottolineare!!!) dicendo soltanto che se non altro lui è stato sempre favorevole all'opera.
I politici che intendono venire a fare campagna elettorale in Val di Susa dovrebbero mettersi in testa che se vengono qui non possono pensare di non parlare di TAV; gli conviene informarsi un minimo per evitare di farsi simili figure "olimpiche". Se no si finisce come lui, accampando scuse di una fretta improvvisa di andare da un'altra parte... D'altronde la domanda era semplice, "a cosa serve la TAV"? Caro Cota, non ti sei preparato neanche una frase fatta? Che delusione! ...impara da Madamabresso!!!
La splendida giornata di Cota nei comuni "olimpici" prosegue alle 12 a Giaveno, alle 16 a Susa e alle 18 a Cesana Torinese.

NO TAV-NO COTA!!!



Reseconto della riunione del Presidio No Tav di Susa "MAYER-MAIERO"

23/03/10 - Ieri sera, come tutti i martedì alle 21, si è tenuta la consueta riunione organizzativa di presidio all'autoporto di Traduerivi. Vista la fase di "calma piatta", dal punto di vista trivelle, si è deciso di rilanciare per sabato 27 di questo mese una giornata di "pulizie di primavera", per rendere il presidio più funzionale alle iniziative che si vorranno mettere in piedi durante la bella stagione. Per ora rimangono fissi gli appuntamenti del marcoledì con la maglia e l'uncinetto e il giovedì con la giocoleria per tutti/e. Per la giornata di sabato si è pensato ad alcuni materiali che potrebbero essere utili, come tavole da armatura, tubi innocenti per rinforzare un pò la struttura e della sabbia per il nuovissimo campo da bocce. Chi avesse a disposizione questi materiale e li vorrà portare sarà cosa gradita. L'appuntamento è per le 14. Anche se non ci sono trilvelle per la valle i presidi continuano ad essere dei luoghi importanti di aggiornamento sulle novità e di assemblea. Continiuamo a frequentarli mettendoci del nostro per mantenerli vivi come stiamo facendo.
A SARA' DURA!

martedì 23 marzo 2010

Video: Mercedes Bresso

qui trovate il video senza sottotiloli perchè ognuno possa trarre le proprie conclusioni:
http://www.youtube.com/user/TAVPORTASFIGA

qui trovate il Video della Bresso (senza un labiale), valutate voi.




lunedì 22 marzo 2010

La Campagna elettorale di Madama Bresso

Giornata di campagna elettorale oggi per la candidata alle regionali piemontesi Mercedes Bresso, presidente uscente in carica della coalizione di "centro sinistra". Ricordiamo dell'attuale presidente una particolare attenzione verso la costruzione della linea ad alta velocità torino lione. Da anni avversaria del movimento no tav e nota fan dell'opera assieme al suo partito continua dalla sua poltrona a far finta che il problema della val di Susa non esista.

Nel pomeriggio di oggi a sorpresa e in gran segreto prova con una mossa tutta mediatica ad incontrare i suoi elettori nel comune di Avigliana alle porte della valle di Susa nella sala consiliare prenotata per l'occasione per un anonimo incontro pubblico. La notizia giunge nei presidi nel primo pomeriggio e dasubito parte una mobilitazione per intercettarne l'arrivo. Ci si ritrova quindi in piazza conte rosso ad Avigliana di fronte alla sala in una cinquantina di persone. Le forze dell'ordine e gli uomini del suo partito, presi alla sprovvista cercano di depistare giornalisti locali e movimento no tav. L'ex presidente della comunità montana Antonio Ferrentino con alcune auto dei carabinieri e funzionari della questura si spostano presso un centro commerciale di Sant'antonino di Susa comune poco distante da Avigliana facendo credere che la presidente volesse incontrare lì i "suoi elettori". Ovviamente capito l'inganno il presidio del movimento rimane fisso ad Avigliana e così con uno stratagemma degno di un feudatario medievale la madama Bresso raggiunge la sala da un ingresso secondario protetto dalle mura della cittadella storica del palazzo comunale. Si chiede quindi di entrare ma la risposta è "riunione privata". Controllato quindi il registro prenotazioni della sala presso gli uffici comunali si fa notare a funzionari di polizia e sindaco Mattioli lì presente che la sala è prenotata per una riunione pubblica e che quindi si ha tutto il diritto ad entrare. Ancora no, ma la presidente, dicono i poliziotti, è però desiderosa di avere, finita la riunione, un incontro pubblico. Finalmente arringata la "folla", composta da soltanto una decina di amministratori con ovviamente una bella tessera del pd in tasca, la presidente Bresso esce.

L'incontro è teso, le vengono da subito poste domande sulla questione tav e una foto di Marinella (la donna ferita dalla polizia a Coldimosso)in primo piano. Le risposte sono ovviamente ambigue, siamo qui per capire, siamo dalla vostra parte ecc. Ma il carattere iracondo della presidente non tarda a manifestarsi e all'ennesima richiesta di chiarimento da parte di una nonna del presidio di Sant'antonino la risposta è maldestra e la presidente è costretta a farsi scortare in fretta verso la sua auto blu.

La cronaca della giornata la dice lunga sulla trasparenza e la serenità dei politici che vorrebbero governare in val di susa. Sale blindate, incontri segreti, così cari poltronari siamo capaci tutti a dire che siamo in mezzo alla gente, così la campagna elettorale la può fare chiunque. La realtà della val di susa è un'altra e con questa cara presidente Bresso prima o poi i conti li dovrà fare. Non ci saranno sempre sale blindate, poltrone su cui stare comodamente seduta e sondaggi farsa in fortini medievali, prima o poi la gente della val di susa dalla cui parte lei dice di stare la dovrà incontrare.

www.notav.info

BEPPE GRILLO A BUSSOLENO





TORINO - NO TAV - NO MAFIA - NO CENSURA!!!


CARLOTTO: DIETRO LE GRANDI OPERA C'E' SEMPRE LA MAFIA!!!

Una follia, una devastazione del territorio: va assolutamente impedita». Massimo Carlotto, autore di tanti noir politici sulla corruzione del nord-est, interviene in valle di Susa contro l’alta velocità Torino-Lione, ospite del Valsusa Filmfest dopo Giorgio Diritti e Erri De Luca. E lancia un’accusa: «Attenti, dietro alle grandi opere c’è sempre la mafia. Non quella di Provenzano, che è la preistoria della mafia. Ma la mafia di oggi, che ha bisogno di investire i proventi delle sue attività illecite, col decisivo appoggio di settori del mondo imprenditoriale, finanziario e politico. Per i capitali mafiosi, i grandi appalti sono l’investimento più sicuro».

Al Teatro Fassino di Avigliana, il 20 marzo, Carlotto ha intrattenuto il pubblico per due ore, accompagnato dai fiati jazz di Maurizio Camardi e dell’intenso intervento attoriale di Loris Contarini, voce recitante nello spettacolo “L’Italia ai tempi de L’amore del bandito”, per raccontare lo strazio degli operai dell’amianto, condannati a morte dal business senza scrupoli dell’industria degli anni ’60 e ’70: uomini che ora non avranno più neppure una giustizia postuma, dice Carlotto, «perché la nuova legge cancellerà tutti quei processi: una ferita che non si rimarginerà mai».

Ambiente, salute, tutela dei lavoratori, consumo del territorio. E grandi opere. Dalla contestatissima Torino-Lione alle arterie autostradali del nord-est. «Alla presidenza del Veneto ora arriverà la Lega, con l’attuale ministro Luca Zaia che prima prometteva barricate contro le centrali nucleari ma adesso dice: parliamone. Zaia – aggiunge Carlotto – predica l’agricoltura identitaria, ma come ministro ha fatto un accordo con la McDonald’s per l’hamburger McItaly. Il governatore uscente, Giancarlo Galan, vuole in cambio il ministero delle infrastrutture: speriamo che non lo ottenga, perché Galan è il più micidiale devastatore in azione in Italia, un perfetto serial killer del territorio».

Stop al consumo di terra: parola d’ordine fatta propria dall’inventore dell’Alligatore, detective protagonista di tanti fortunatissimi noir, nei quali Carlotto si incarica di “smascherare” la miscela esplosiva, criminale e affaristica, che produce asfalto e cemento con la connivenza di politica, banche e imprese, a spese del territorio sempre più impoverito. «Siamo pieni di capannoni vuoti, messi in saldo e comprati dai cinesi. La gente pensa che i cantieri siano una risposta positiva alla crisi, invece le nuove infrastrutture servono solo a chi le costruisce. E sapete chi ci guadagna di più?» Indovinato: «La mafia».

Le nuove mafie, naturalmente, quelle su cui i giornali tacciono. Esempi? Ground Zero a New York, il più grande cantiere edile del mondo. «Sapete chi ricostruirà le Torri Gemelle? La famiglia Gambino». O il Ponte sullo Stretto: «E’ successo che la ‘ndrangheta ha battuto Cosa Nostra, che adesso si chiama Stidda, e ha occupato militarmente Messina. I siciliani resistono, ma la guerra la combattono lontano dalle telecamere italiane, in Canada. E intanto hanno perso il controllo dell’affare del secolo, che è in mano ai calabresi, i quali per il narcotraffico sono in affari coi colombiani e, anche se non se ne parla, con la nuova mafia vincente europea: quella del Kosovo».

Col piglio del criminologo, lo scrittore di gialli-verità traccia uno scenario inquietante: «Il Kosovo è un narco-Stato senza legge, retto da tre famiglie. L’Uck, presentata come esercito di liberazione, è in realtà il braccio armato della mafia kosovara, che smista in Europa la droga: sia l’eroina che proviene dall’Afghanistan, sia la coca dei cartelli colombiani, grazie all’alleanza strategica con la ‘ndrangheta». Un’emergenza che sui media nessuno denuncia, anche se «la Germania è indifesa di fronte alla mafia calabrese, perché non ha ancora neppure il reato di associazione mafiosa nel suo codice penale», mentre i kosovari «sono ormai padroni del nord-est e di mezza Europa, fino alla Norvegia». Qualcuno li ha aiutati, accusa lo scrittore, aggiornando sotto il profilo criminale la geopolitica europea: «C’era da fermare la mafia russa, e si è puntato sul Kosovo. Questa è la realtà con cui fare i conti».

Il business criminale? «Innanzitutto riciclaggio illegale dei rifiuti e sofisticazioni alimentari. Poi vengono droga, armi, prostituzione». Cifre da capogiro. Dove investirle? «La globalizzazione dei mercati ha agevolato il riciclaggio: il Mediterraneo è diventato l’area perfetta», la più grande “lavanderia” mondiale di soldi sporchi. «Il miglior affare, per i cartelli criminali, è rappresentato dalle grandi opere: un investimento sicuro. Per questo, nessuna delle grandi infrastrutture è al riparo dal pericolo dell’infiltrazione mafiosa». Che da 15 anni è divenuta organica: «Le mafie non potrebbero agire impunemente su questo terreno se non avessero dei collegamenti ormai di fatto formali, continuativi, con ampi settori dell’imprenditoria, della finanza e della politica».

La Torino-Lione? Non fa eccezione, dice lo scrittore veneto, che aderisce apertamente al movimento No-Tav: «Le grandi infrastrutture divorano il territorio ma non servono assolutamente a nulla, sono solo grandi affari, che arricchiscono i potentati». C’è da combattere una battaglia civile, avverte Carlotto: «Dobbiamo impedire una devastazione che diverrebbe definitiva. Una battaglia da vincere, a tutti i costi, per invertire la tendenza»

Dal Veneto alla Campania, dalla Sicilia alla valle di Susa, c’è un’Italia che si organizza in movimenti di resistenza, «ovunque contrastati con la stessa durezza da parte della polizia: ormai la tutela del territorio è ridotta a una questione di ordine pubblico, chi lotta per difendere la sua terra viene considerato come un eversore». Motivo in più, dice Carlotto, per resistere: «Bisogna trovare la formula per unire tutti i movimenti, sapendo che da questa battaglia dipende il nostro futuro e quello dei nostri figli, che al territorio chiedono benessere e salute». E cita una battuta di una delle Madri di Plaza del Majo: «L’unica battaglia persa è quella che si abbandona».

Come Erri De Luca, Massimo Carlotto scende in campo direttamente, da romanziere: «Io credo che uno scrittore debba attraversare il suo tempo, occupandosene». E visto che i media «non raccontano più le trasformazioni della criminalità in Italia, i suoi collegamenti e le collusioni con alcuni ambienti», qualcuno dovrà pur farlo. Da “Gomorra” ai noir di Lucarelli e De Cataldo, si dipana il “romanzo criminale” dei retroscena italiani, di cui “l’Alligatore” del nord-est è uno degli indagatori più acuti. Obiettivo? «Svelare quello che la gente non sa». Libri che smascherano la corruzione e gli intrecci pericolosi all’ombra del potere: «Oggi – dice Carlotto – si sta creando una comunità di lettori che pretende questo tipo di romanzo, perché racconta quelle realtà che, appunto, non leggono sui giornali e non vedono in televisione».

http://www.libreidee.org

giovedì 18 marzo 2010

TRIVELLA, PALETTA E SECCHIELLO...


Nella giornata di ieri 17 marzo, in val di susa, nei comuni di Bussoleno, Villarfocchiardo e San Giorio una ditta del vercellese con mandato di LTF ha provato ad effettuare dei prelievi di materiale minerale. Arrivati nel comune di Villarfocchiardo con due fuoristrada i tecnici della ditta avevano prelevato due fusti di rocce e terra nei pressi del sondaggio s78 quando sono stati intercettati da un consigliere comunale e dal vigile. I tecnici sono stati identificati ed è stata chiesta loro l’autorizzazione al prelievo del materiale dal territorio comunale. Presi in contropiede hanno ripiegato dicendo che avevano un mandato di Ltf e nulla di più. Il consigliere comunale ha quindi ribadito che il comune del Villar non ha mai dato alcuna autorizzazione al prelievo di qualsivoglia materiale dal territorio comunale acque comprese in merito alla costruzione della nuova linea ferroviaria. I tecnici sono stati così scortati presso il municipio dove hanno dovuto posare il materiale raccolto e sono stati invitati ad uscire dal territorio comunale. Durante i controlli si è poi scoperto che avrebbero dovuto recarsi anche a San Giorio presso la fraz. Pognant. Un consigliere comunale del comune di San Giorio di Susa ha quindi potuto anticipare il loro arrivo affrontadoli e impedendo loro di raccogliere i campioni di terreno. Questo in linee generali il racconto della giornata, ora due considerazioni sul merito degli eventi.
Questi prelievi sono innanzitutto avvenuti nel silenzio, senza informare nè la popolazione nè le amministrazioni comunali coinvolte dei prelievi, alla faccia della trasparenza dell’osservatorio tecnico presieduto da Virano.
Ci chiediamo se questa sia la nuova tattica per effettuare i sondaggi geognostici.

ascolta il commento di Paolo

mercoledì 17 marzo 2010

SERATA INFORMATIVA A VENAUS

VAL CENISCHIA TORNA L’INCUBO DEL TAV
L’Osservatorio di Virano ha ipotizzato due varianti al tracciato di riferimento che coinvolgono pesantemente la Val Cenischia ed in particolare gli abitati di Mompantero e Venaus.
Vediamo insieme queste proposte fatte a nome del territorio, e avallate dai tecnici della CMBVS Debernardi e Tartaglia nella riunione del 4/2/2009. Vediamo insieme cosa significano gli INDIRIZZI OPERATIVI PER LA PROGETTAZIONE PRELIMINARE DELLA NUOVA LINEA TORINO LIONE presentati dall’Osservatorio il 29/1/2010 senza aver coinvolto la nuova CMVS&S.

Venerdì 19 marzo alle ore 21:00
presso il salone delle feste di Venaus il gruppo Insieme per Venaus con il comitato No Tav Valcenischia organizzano una serata informativa sul tema :
TAV il futuro della Valcenischia tra sondaggi militarizzazione del territorio e strategia della tensione.

Interverranno: Alberto Perino, Giovanni Vighetti, Claudio Cancelli, Mario Cavargna

E QUESTI VOGLIONO FARE IL TUNNEL DI BASE???

da Repubblica 16/3/10

Porta Susa, il ministero boccia la galleria

Rischia la chiusura la galleria di Porta Susa, che è stata appena inaugurata.
In risposta all´allarme sollevato dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello, il ministero dei Trasporti ha detto che «La nuova galleria non avrebbe dovuto neanche essere inaugurata, perché non rispetta le norme». Dal Comune, il responsabile della protezione civile accusa le Ferrovie. Ma fuori legge sarebbero anche le gallerie della metropolitana.

di SARAH MARTINENGHI
Il rischio ora è che la galleria del passante ferroviario, inaugurata da qualche settimana, venga addirittura chiusa. Lunga 4.600 metri, quella del "quadruplicamento" dei binari, è fondamentale per il traffico che viaggia su rotaie perché collega Porta Susa a corso Grosseto: vi passano sia i treni che trasportano merci pericolose sia quelli passeggeri, ma è completamente sprovvista del piano di emergenza esterna. Il che significa che in caso di incidente si potrebbero verificare grossi problemi sia per l´organizzazione e l´arrivo dei soccorritori sia per la gente in fuga. E ora il ministero delle infrastrutture ha risposto all´allarme lanciato dal procuratore Raffaele Guariniello che aveva scoperto la manchevolezza: «Quella galleria non doveva nemmeno essere aperta». E non è l´unica tra l´altro: nessuna delle quattro gallerie ferroviarie che passano sotto Torino è dotata di questo particolare tipo di piano sicurezza, che sarebbe necessario per legge, come stabilito da un decreto ministeriale del 2005. Provvedere alla stesura del piano sarebbe unacompetenza del Comune e della prefettura, mentre a Rfi (Reti Ferroviarie Italiane) spetterebbe solo il piano di emergenza interna.
«La situazione è gravissima - hanno spiegato in procura - e lo è ancor di più per questa galleria del quadruplicamento visto che è così recente. Eppure dal sopralluogo che è stato fatto sono emerse grosse lacune sul piano della sicurezza che riguardano comunque anche il piano di emergenza interno». In particolare i vigili del Fuoco hanno segnalato al pm che il problema più serio è la carenza di un sistema di comunicazione tra l´esterno e l´interno delle gallerie. Una criticità che rischia di paralizzare completamente l´operato dei soccorritori in caso di emergenza o incidente. «Nella galleria tutte le uscite di sicurezza passano attualmente nelle aree di cantiere - spiegano ancora a Palazzo di giustizia - Non esistono i corrimano, la segnaletica di emergenza non è a posto. Non esiste un sistema di controllo del fumo nelle vie di esodo, l´impianto "viva voce" telefonico di emergenza e di diffusione sonora è realizzato ma non alimentato, e non è nemmeno presente un impianto "viva voce" per i soccorritori. Si tratta di una serie di situazioni che a maggior ragione mettono ancora più in risalto l´importanza di avere quanto meno un adeguatopiano di emergenza esterno, che invece nessuno si è preoccupato di predisporre». Una situazione analogalmente critica è quella della galleria storica che collega Porta Nuova a Porta Susa. «Qui mancano addirittura i requisiti minimi come l´impianto idrico antincendio, a differenza di quantohanno scritto nel documento». Oltre a queste due gallerie sono prive di piano di emergenza esterno anche la galleria tra Lingotto e Porta Susa e la diretta tra Porta Nuova e Porta Susa. A fronte di tali mancanze la procura potrebbe anche chiedere di non utilizzare più la galleria del quadruplicamento, rischiando così il caos ferroviario. Tutto nasce dall´inchiesta di Guariniello sul problema dei treni che trasportano merci pericolose, in cui è stato accertato che molte cisterneperdono gpl. Inoltre sono emerse lacune nei controlli.

martedì 16 marzo 2010

VALSUSA FILMFEST

Valsusa Filmfest
Festival di film e video sul recupero della memoria storica
e sulla difesa dell'ambiente

Giovedì 18 marzo
Condove - Cinema Comunale - ore 21:00
proiezione di La bocca del lupo di Pietro Marcello, film vincitore dell'ultima edizione del Torino Film Festival. Sarà presente Alberto Remondini, presidente della Fondazione San Marcellino di Genova che ha commissionato e coprodotto il film.

Sabato 20 marzo
Avigliana - Teatro Fassino - ore 16:00
Incontro-dibattito con lo scrittore MASSIMO CARLOTTO dal titolo " L'ambiente e le grandi opere del Nordest" su alcuni temi sociali raccontati nei suoi romanzi noir.

lunedì 15 marzo 2010

RIUNIONE PRESIDIO MAYER - MAIERO

MARTEDI' 16 MARZO
ALLE ORE 21.00


AL PRESIDIO DI SUSA AUTOPORTO MAYER - MAIERO
RIUNIONE DI GESTIONE PRESIDIO

E' importante esserci in modo propositivo, perchè, dopo le prime settimane di emergenza, adesso si ravvisa la necessità di discutere meglio l'organizzazione del presidio: turni, lavori, gestione della vita quotidiana ecc...
Occorre discutere una nuova veste (primaverile) del presidio, sorpassando vecchi problemi per attrezzarci alla nuova fase che avremo da affrontare.
Non è indiscussione il se andare avanti col presidio, ma il come farlo; per fare ciò è necessario il contributo di tutti quelli che finora hanno vissuto spendide giornate all'autoporto.

Partecipiamo in tanti!!!

PRIMA UDIENZA DEL PROCESSO AGLI AGGRESSORI DI FRANCO ZACCAGNI

ATTENZIONE!!! - L'UDIENZA E' RINVIATA A DATA DA DESTINARSI

Giovedì 18 marzo alle ore 10.00 presso l'ufficio del Giudice di Pace

SS 24 n° 12 a Susa ( davanti al distributore AGIP )

Si terrà la prima udienza del processo contro gli aggressori
di Franco Zaccagni e di suo figlio.


Tutti coloro che possono partecipino con le bandiere NO TAV

ecco i fatti:

Domenica 2 marzo 2008, due No Tav di Susa erano stati aggrediti, prima verbalmente e poi fisicamente, da sei si tav.

I due aggrediti erano Franco Zaccagni (del Comitato No Tav di Susa) e suo figlio che si erano recati in Comune per votare alle primarie del PD.

Lo scontro verbale, cui poi era seguita l’aggressione fisica, ha visto coinvolti sei esponenti di una delle due liste presentate a Susa, quella più smaccatamente si Tav. Sin troppo comprensibili i privatissimi interessi che li muovevano, così come muovono altri, esponenti politici e sindacali, allineati alle scelte nazionali, regionali e provinciali del loro partito.

La scintilla è stata la richiesta di chiarimenti rivolta al capolista, un No Tav che all’improvviso si è scoperto una predilezione per la lobby del cemento e del tondino nonché una smaccata vocazione per l’italico cadreghino (altrimenti detto poltrona). Il richiamo alla coerenza è stato la scintilla che ha portato i sei prodi cavalieri della devastazione e del saccheggio a mettere le mani addosso ai due No Tav.

Entrambi gli aggrediti erano dovuti ricorrere alle cure del pronto soccorso, al più giovane, intervenuto in difesa del padre erano state diagnosticate lesioni guaribili in 10 giorni.



sabato 13 marzo 2010

LA PAURA QUI NON E' DI CASA

La solidarietà e la partecipazione diretta sono tra le caratteristiche fondamentali del movimento no tav. In molti partecipano alle iniziative mettendovi a disposizione le proprie conoscenze, le proprie capacità, la propria creatività oltre che alla propria persona. Il progetto che presentiamo concretizza proprio tutte queste cose: un gruppo di ragazzi no tav e la Palestra Popolare Antifa Boxe, hanno deciso di contribuire alla lotta raccogliendo fondi per il movimento e le sue iniziative. Invece che fare un semplice versamento sul conto hanno deciso di raccogliere i fondi tra i conoscenti e trasformali in un oggetto da vendere che moltiplicasse il raccolto; il progetto si è tramutato in una maglietta, donata alla valle, in modo che dalla vendita si possa ricavare più della cifra iniziale per poter fare più iniziative, comprare più materiali, per ricostruire i presidi, per costruirne di nuovi, per acquistare materiali per la resistenza.
Ed il progetto è qui, una maglietta, o meglio 140 magliette che esemplificano nel disegno il movimento no tav in questa fase. Asterix ed Obelix che ridono delle guardie alla trivella.! Dalla prossima settimana le tshirt si potranno acquistare pressi il presidio di Susa e Sant’Antonino, ai banchetti no tav e su internet sul sito http://www.senzapazienza.com/

I NO TAV E LA FAVOLA DEI POTAGE'

Da luna nuova n. 19 venerdì 12 marzo 2010

«Ma cosa pensano nei palazzi torinesi »

Ieri rientrando in valle da Torino, in prossimità di Caselette, ho immaginato dove poteva trovarsi la nuova linea di confine tra la valle di Susa e la cara Italia. Si, questa è proprio la realtà! La bassa val Susa, ormai, dalla politica, dai media, dall’ Unione Industriale, purtroppo anche dalla Diocesi torinese ed ultimamente anche dal Prefetto è considerata terra straniera, terra di conquista, e terra dove i molti cittadini non allineati hanno diritti limitati e devono soggiacere, senza ribel­larsi, all’imposizione del potere.

Temo che presto alle pendici del “ma­gico monte Musinè” vedremo comparire, sul versante sud, una nuova grande scritta che rappresenta il pensiero dell’opinione pubblica verso i cittadini che vivono dal Musinè fino a Susa. Essa sarà: “Achtung. Bandengefahr”, scritta utilizzata dai nazi­sti per segnalare alle loro truppe quei paesi o quelle valli in cui era forte la presenza dei partigiani. Infatti chi in questa valle si oppone al Tav con argomenti e dati che dimostrano l’inutilità e l’impossibilità di realizzare l’opera e denuncia la presenza di minerali nocivi per la salute (amianto, uranio) è considerato dai promotori del progetto un nemico da sconfiggere e da schiacciare con ogni mezzo.

Da anni i media alleati ai promotori del­l’opera bombardano i cittadini con slogan (il Tav è progresso, il Tav porta lavoro, il Tav è indispensabile…) ed evitano rigo­rosamente il confronto con chi si oppone con argomenti inoppugnabili, definendoli persone disinformate o nimby. Inoltre, l’opinione pubblica deve ignorare che nel fondovalle di 40 km, la cui larghezza in alcuni punti è inferiore a 2 km, convivono 80mila abitanti, scorre un fiume, sono presenti due strade statali, una ferrovia internazionale a doppio binario (Torino- Parigi), una autostrada a quattro corsie. La realizzazione di un’ulteriore infrastruttura come il Tav dovrebbe porre i promotori dell’opera di fronte ad un bivio morale: distruzione di vastissime aree abitative e di attività commerciali/industriali con il trasferimento di molti cittadini o rinuncia al progetto: e la politica non ha dubbi, prosegue con la solita ottica amorale!

La sinistra (?)Pd manifesta un atteggia­mento di tipo “sovietico”, rispetto ai dati rilevati dall’osservatorio Torino-Lyon che non dimostrano la necessità di realizzare la linea. Viene imposta la volontà del par­tito: “Si deve fare e basta!”. Chernobyl, il Mugello… diteci. La destra (Pdl & Lega) ha un comportamento amorale ancora più evidente: oltre ad ignorare qualsiasi studio di “analisi costi e benefici” impone d’inve­stire cifre enormi e incontrollabili in opere come il Tav o il Ponte, propagandate come le vere ed uniche panacee per la crisi eco­nomica/industriale, a svantaggio di altri investimenti essenziali per la Nazione.

L’aspetto più deprecabile della politica è che finge di non vedere il dramma della disoccupazione e si fa portavoce di coloro che delle Grandi Opere conoscono ed ap­prezzano i vantaggi (grandi guadagni per pochi e briciole per pochissimi) mentre volutamente ignorano l’utilità d’investire sulle “piccole opere” (lavoro immediato per tanti e distribuito su tutto il territorio italiano).

La guerra contro la valle di Susa si completa con l’atteggiamento dei media, in particolare dei grandi quotidiani nazio­nali, che hanno sempre fotografato una realtà con un’ottica deformante, creando falsse immagini da distribuire all’opinione pubblica e sovente aggiungendo notizie allusive con lo scopo di gettare immedia­tamente fango sui cittadini della valle dopo ogni manifestazione, per poi smentirle sottovoce.

Ma chi sono veramente i valsusini? Dì quale stoffa sono fatti? Nei palazzi del potere torinese cosa si pensa? Si è convinti che con i metodi finora usati avranno ra­gione di questa fiera gente? Ecco a voi un avvenimento per riflettere: “La favola del potagé” (per i non piemontesi, stufa/cucina economica a legna). Alba di mercoledì 20 gennaio (temperatura -6°C), chiamata ge­nerale tramite Sms: “Il passaggio a livello di Chiusa S.Michele sul collegamento tra le due statali è bloccato dai carabinieri per il carotaggio”. La risposta non si fa attende­re, in meno di un’ora la folla di oppositori al Tav è davanti al passaggio a livello con le solite armi, ossia “bandiere, cartelloni, scritte, e tanta aria nei polmoni”.

Il fronte dei valsusini manifestanti è co­stituito da: cittadini pensionati ultrasessan­tenni, cittadini disoccupati, cassaintegrati, operai, piccoli imprenditori, studenti, insegnanti, ecc., ed anche da donne casa­linghe, pensionate, insegnanti, impiegate, studentesse, ecc., la cui determinazione a non cedere è proverbiale. E’ proprio da questa peculiarità che nasce la bella favola del “potagé”: infatti, dopo meno di mezz’ora dall’arrivo delle prime bandiere, ecco comparire magicamente a fianco delle truppe schierate uno splendido potagé anni 60 ed un vecchio tavolo! Da quel momento, dopo aver acceso il “potagé” e preparato un fumante the, si è scatenato dalle case vicine alla “mensa da campo” un andirivieni delle casalinghe, delle pensionate con ogni genere di prima ne­cessità e con ogni ben di dio, e questo fino all’imbrunire, per assistere i dimostranti!

In quel meraviglioso e deciso impegno delle donne si capisce la ricchezza del pensiero e l’amore dei cittadini della valle. Pensiero fortificato e scolpito dai ricordi in tante famiglie d’un periodo drammatico di oltre 65 anni fa, in cui il popolo doveva esporsi con una posizione chiara contro chi occupava la valle.

Il motivo principale di avversità al progetto Tav/Tac deriva dal rifiuto co­stante opposto da proponenti e istituzioni di prendere in considerazione i dati e le informazioni rilevati dall’Osservatorio sulla Torino-Lyon (presieduto dal signor Virano) che dimostrano l’inutilità del progetto, mentre sul territorio, da oltre vent’anni, si è creato un vero osservatorio dei comitati, che ha istruito i cittadini portando in valle la voce di ricercatori, esperti di trasporto, esperti di ambiente, con decine e decine di convegni ed incon­tri. Tutto questo ha trasformato la valle di Susa in un “centro di eccellenza” su tutti i problemi trasportistici ed i disastri causati delle grandi opere. Ormai la valle di Susa si è “laureata”, conosce ogni particolare, ogni dato di questo progetto; soprattutto conosce gli elementi che dimostrano l’inganno non solo verso gli abitanti della valle, ma verso tutti gli italiani!

Si potrebbe concludere con un pen­siero dolce citando un simpatico detto piemontese: “la politica, in valle, ha fatto una bella figura da cioccolataio con l’informazione”. Purtroppo nella realtà i pensieri mielati sono cancellati dai metodi persuasivi voluti e utilizzati dai proponenti che ultimamente in valle stanno lasciando il segno.

BRUNO FAGGIANI
(classe 1941 Almese)

venerdì 12 marzo 2010

IL VIDEO DI ERRI DE LUCA AL PRESIDIO NO TAV DI SANT'ANTONINO

video

42 GIORNI NO TAV!!!

Ecco il video riassunto dei primi 42 giorni NO TAV, dalla manifestazione di Susa al corteo delle donne No Tav a Torino!!!

video

Un grazie a TV ZORBA per il continuo documentare delle iniziative No Tav

ASSEMBLEA DELLE LISTE CIVICHE A BUSSOLENO

Venerdì 12 ore 21 al Polivalente di Bussoleno

il coordinamento delle liste civiche della Valle di Susa

incontra la popolazione sul tema

“i sondaggi, la pre-progettazione, gli attacchi politici e mediatici,

le nostre iniziative

FACCIAMO IL PUNTO SULLA QUESTIONE TAV”

giovedì 11 marzo 2010

ROSTA NO TAV: IN 800 ALLA FIACCOLATA SOTTO LA NEVE!!!

da notav.info

Una fitta e copiosa nevicata ha accompagnato la fiaccolata appena conclusasi a Rosta. Più di 800 persone hanno nuovamente scelto di non restare a casa in una serata fredda ed infrasettimanale, preferendo, al tepore delle proprie abitazioni, il calore e la complicità che solo una lotta sentita e vissuta come quella contro il Tav possono dare. Un serpentone di giovani e meno giovani si è snodato per le vie del paese, in un’atmosfera quasi da fiaba, dalla Piazza della Stazione, dove si era deciso il concentramento, al Comune per poi tornare, dopo essere passato nei pressi della trivella, al luogo della partenza.



Forte e significativa la presenza dei comitati no tav della cintura torinese e in particolare di Buttigliera e Rosta che aprivano infatti il corteo con un loro striscione. Proprio di questi comitati sono stati i primi interventi, lucidi ed appassionati, pronunciati al microfono davanti al Comune di Rosta. Tappa, questa,  quasi obbligata, dal momento che il sindaco ha, a quanto pare, dato il via libera ai sondaggi e al posizionamento della trivella senza aver minimamente avvisato i suoi concittadini di quanto stava per avvenire. Concittadini che in questi giorni sono andati più volte a chiedere spiegazioni in Municipio  e che un risultato, in ogni caso, con la loro pressione e tenacia, l’hanno subito ottenuto, facendo decidere al  Sindaco di annullare precipitosamente l’incontro elettorale organizzato con Carossa previsto per questa sera e di rinviarlo a “data da destinarsi”.
Giunto nei pressi della trivella il corteo si è nuovamente fermato, per spiegare al microfono i motivi per cui ci si oppone a questi sondaggi farsa e per ragionare insieme sui prossimi passi da fare e appuntamenti da lanciare. Nel frattempo, spontaneamente, circa trecento persone si sono indirizzate, attraversando i prati, nei pressi della trivella. Lì, con palle di neve e decine di laser rossi e verdi hanno disturbato per un’oretta il lavoro della trivella e di chi è pagato per garantire la sua funzionalità e integrità.
Anche quella di stasera è una risposta che dà ultriore prova dell’unità e delle sorprendenti potenzialità di questo movimento, capace di fare fronte comune  contro le infamie che media e professionisti della politica hanno meschinamente propinato all’opinione pubblica  fin dall’inizio di questa nuova fase di lotta no tav (per non parlare dell’escalation di questi ultimi giorni), e soprattutto capace di costruire un’informazione altra, un sapere altro, tale da spaventare i nemici e sorprendere, ma forse  ogni giorno di meno, quelle stesse persone che da quasi vent’anni sono impegnate in questa lotta, tanto difficile e lunga quando sincera e bella.

mercoledì 10 marzo 2010

SULLE INFAMIE DI ESPOSITO E NUMA di LUCA ABBA'

L’articolo pubblicato su La Stampa di domenica 7 marzo a firma di Massimo Numa mi da spunto per fare alcune considerazioni visto che il parlamentare Stefano Esposito citando il mio nome fa alcune insinuazioni che definire becere è forse limitativo. Non è tanto mia intenzione rivolgermi ad Esposito per rispondere alle sue “domande”, quanto comunicare il mio modesto pensiero a tutti i partecipanti del movimento no tav e alle persone che ancora conservano un briciolo di coscienza critica per interpretare il mondo che li circonda. Per quanto riguarda Massimo Numa, il suo livello di professionalità giornalistica si commenta da se, basta leggere le sue “perle” delle ultime settimane. Peccato che nessuno in questi anni nessuno lo abbia ancora posto in condizione di non nuocere, ma se va avanti così credo che a quel momento non manchi molto. 
Sicuramente la bassezza di articoli come questo è segnale della difficoltà in cui si trovano i propositori del TAV che si trovano di fronte un movimento che si oppone con fierezza e determinazione alle trivelle e che non cede alle continue e pesanti provocazioni di tipo politico, mediatico e poliziesco. Nonostante le difficili condizioni e la sproporzione dei mezzi in campo, una popolazione di migliaia di persone continua a resistere ed opporsi allo scempio del proprio territorio e della propria vita, ed è per questo che gli attacchi che rivolti al movimento si fanno via via più duri e accaniti.
Il tentativo di delegittimare i No Tav descrivendo una presunta deriva violenta , che non esiste, naufraga malamente, e il movimento si presenta forte di una partecipazione popolare matura e non rappresentabile; non esistono né capi né guide da corrompere con promesse di carriera politica o altro. Tutto ciò da fortemente fastidio a chi come Esposito giace da anni nei palazzi del potere. A proposito, perché i giornalisti non indagano sui proventi e privilegi dei politici, perché vogliono indagare sulle modalità di vita di chi si oppone al Tav, perché non denunciano la quotidiana discriminazione che subiscono le classi sociali più povere ed indifese (tipo gli immigrati)? Semplice, perché i mass media spesso sono complici e fautori dell’attuale sistema sociale basato sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e sulla natura. 
Su una cosa sono d’accordo con l’articolo di Numa: il titolo che recita così: “Via i professionisti della violenza”; un indicazione interessante, visto che nella foto sono ritratti gli agenti antisommossa. Ebbene si, in Val di Susa sono in tanti a chiedere e desiderare che se ne vadano i professionisti della violenza, quelli che sono stipendiati per picchiare chi dissente, disposti a massacrare di calci e manganellate manifestanti inermi che ovunque in Italia reclamano libertà e dignità. I celerini e i loro capi vivono una vita con e per la violenza, mercenari di uno stato che è l’istituzione violenta per eccellenza con i suoi carceri, i CIE, strategie della tensione e con la sua costante politica della paura; curioso che nessun politico e giornalista che conta abbia da dire nulla su tutto ciò!
Credo anche che in Val di Susa se ne abbia abbastanza di persone che come Massimo Numa usano la loro posizione di potere per discriminare persone e travisare la realtà, spero che si adottino presto delle misure efficaci per rispondere a dovere a queste provocazioni; da parte mia mi impegnerò al più presto per affrontare il tema della libertà di informazione e del rapporto mass-media/movimenti tramite serate informative o altro; accetto collaborazioni. 
Ah dimenticavo, non per dare soddisfazioni ad Esposito, ma per chi non mi conosce sappiate che io abito da 10 anni in una borgata dell’alta valle Susa, nella casa dove nacque mio padre e dove hanno vissuto fino alla morte i miei nonni, sono coltivatore diretto da anni e vivo del reddito che mi fornisce la Terra tramite i suoi prodotti, faccio anche saltuari servizi di giardinaggio e il tempo che dedico (volentieri) alla lotta No Tav lo ritaglio tra il lavoro e le mille faccende della vita di campagna.
L’amore per la Terra e per questa valle mi spinge a difenderla fino in fondo dalle mani avide degli speculatori; invito Esposito questa estate a farsi una giornata di lavoro con me al mio ritmo e con i miei orari, voglio vedere se riesce ad arrivare sano a fine serata! Chi mi ha visto lavorare sa cosa intendo.
Un saluto e un ringraziamento a chi mi sta vicino e condivide con me, nonostante le difficoltà, questi stupende giornate di lotta, ci vedremo ancora sulle strade, nei presidi, sulle barricate… 

Luca Abbà  - Frazione Cels, Exilles – Valsusa 10 marzo 2010